Posizione n. 43742 – Verifica FNOMCeO

OZONOTERAPIA, UNA PREZIOSA RISORSA TERAPEUTICA.

L’ozono è un gas presente in natura che si forma nella stratosfera ad un’altezza di 25 km grazie all’azione dei raggi ultravioletti, che con la loro energia rompono le molecole di ossigeno e portano alla formazione di molecole di ozono. La presenza dello strato di ozono nella stratosfera è fondamentale per la vita sulla terra in quanto protegge gli esseri viventi dall’effetto nocivo di alcune radiazioni ultraviolette.

L’ozono è prodotto anche negli strati più bassi dell’atmosfera durante i temporali, dove l’energia elettrica dei fulmini spacca le molecole di ossigeno e produce il gas dal caratteristico odore acre.

L’ozono è un gas altamente instabile , con una potente azione ossidante, costituito da tre atomi di ossigeno ( O3), che dopo circa trenta minuti tende a svanire con la ricomposizione delle originarie molecole di O2; per tale motivo non è possibile conservare il gas in contenitori, ma deve essere prodotto al momento del suo utilizzo da specifici macchinari che usano ossigeno puro convertito in ozono da scariche elettriche.

Il primo generatore di ozono è stato creato in Germania da Werner Von Siemens nel 1857. Nel 1896 il geniale Nikola Tesla brevettò il primo generatore di ozono ed ancor’oggi dopo oltre un secolo il brevetto di Tesla e la sua tecnologia sono alla base di tutte le macchine presenti sul mercato per la produzione del gas.

Già alla fine del 19° secolo l’ozono era utilizzato come disinfettante ( difterite) e per la purificazione del sangue. Durante le due guerre mondiali l’esercito tedesco utilizzò i generatori di ozono per la cura delle gangrene, delle ferite di guerra e per la disintossicazione dai gas velenosi. Nel 1957 in Germania il dottor J. Hansler brevettò un generatore di nuova tecnologia non dissimile dagli odierni macchinari.

L’ozono vede oggi un largo utilizzo per la sanificazione degli ambienti e la purificazione delle acque, sfruttando le proprietà ossidanti del gas che permettono di uccidere ed inattivare batteri, virus e funghi.

Nel XX° secolo l’ozono è stato studiato a fondo dagli scienziati ed il suo utilizzo ha trovato largo spazio in vari settori della medicina dove viene utilizzata una miscela di ossigeno ed ozono , in percentuale variabile, somministrata al paziente tramite tecniche diverse a seconda delle necessità terapeutiche:

INFILTRAZIONI INTRA-ARTICOLARI: la miscela gassosa viene inoculata direttamente dentro la cavità articolare, dove svolge la sua azione antifiammatoria ed analgesica. Utile nei casi di artrosi, condropatia ed infiammazioni capsulo-legamentose.

INFILTRAZIONI PARAVERTEBRALI ( ERNIA DEL DISCO): si eseguono infiltrazioni a livello dei muscoli paravertebrali a circa due centimetri dal segmento della colonna vertebrale dove è presente la discopatia; l’zono in questo caso svolge un’azione analgesica resettando i recettori del dolore con aumento della soglia ( agopuntura chimica) e con un primo immediato miglioramento della sintomatologia. L’azione antinfiammatoria riduce invece l’edema dovuto all’ernia o alla protrusione e la conseguente compressione sulla radice nervosa. Molto importante anche l’azione decontratturante dell’ozono sulla muscolatura paravertebrale.

GRANDE AUTOEMOINFUSIONE – GAEI ( OZONOTERAPIA SISTEMICA): la regina delle tecniche ozonoterapiche. Si prelevano dal braccio del paziente 200 cc di sangue che vengono raccolti in una sacca dove siero e globuli rossi vengono miscelati con ossigeno ed ozono; successivamente il sangue arricchito viene reimmesso nel paziente attraverso la stessa via venosa senza contatto con l’esterno. Il sangue trattato con la miscela gassosa all’interno dell’organismo esplica i seguenti effetti: aumenta il numero di globuli rossi responsabili del trasporto di ossigeno, incrementando anche la quantità di O2 trasportato da ogni singolo eritrocita, con l’ effetto di una maggiore ossigenazione di organi e tessuti. Rende flessibile la membrana dei globuli rossi migliorando la microcircolazione all’interno dei capillari, facilitando la circolazione periferica ed evitando la formazione di trombi ed emboli. Genera un diffuso aumento delle difese organiche grazie al suo effetto immunomodulatore, sia nelle malattie acute che in quelle croniche, oltre che negli stati allergici. E’ dotato di significativa efficacia a livello metabolico, con miglioramento di stanchezza e fatica cronica. Aumenta la produzione di sostanze protettive antiossidanti in grado di ridurre l’effetto dannoso dei radicali liberi. Incrementa l’attività detossificante del fegato. A livello cerebrale aumenta la vascolarizzazione locale, con riduzione dei sintomi legati all’invecchiamento neuronale. Riduce i livelli ematici di colesterolo, trigliceridi ed acidi urici.

INSUFFLAZIONI RETTALI, VAGINALI, URETRALI

La miscela di ossigeno e ozono viene introdotta nelle rispettive cavità attraverso dei piccoli cateteri. L’ozono entra così in contatto diretto con i tessuti soggetti ad infezioni, infiammazioni, irritazioni, dolori o altre condizioni di disagio, esplicando i suoi benefici effetti.

VIA TOPICA

Si applica su mani, braccia, piedi e gambe. La zona interessata viene avvolta in uno speciale sacchetto isolante di materiale plastico, in cui viene fatta defluire la miscela di ossigeno-ozono che viene a contatto diretto con la parte interessata; questo trattamento apporta notevoli benefici nella cura di ulcere e piaghe cutanee ed è molto utilizzata nel “piede diabetico” . L’olio ozonizzato è una preziosa risorsa per il trattamento delle lesioni cutanee ed ha anche un notevole effetto locale con proprietà antinfiammatorie ed analgesiche; viene ottenuto arricchendo con l’ozono gli olii vegetali tramite speciali gorgogliatori ed è disponibile anche sotto forma di creme e gel.

L’ozono, somministrato con infiltrazioni sottocutanee tramite aghi da mesoterapia, è ampiamente utilizzato in campo ESTETICO, ed ha due importanti funzioni nel trattamento della cellulite.

1) Lipolitica – grazie alla sua capacità di sciogliere gli accumuli di grasso sottocutaneo, rendendolo così solubile per poi essere eliminato con l’urina

2) Drenante – con aumento del flusso sanguigno a livello del microcircolo e conseguente riduzione della ritenzione idrica

Di seguito un elenco delle principali patologie che possono trarre giovamento dai trattamenti di ossigeno-ozono terapia:

Acne, adiuvante nella chemio/radio-terapia, arteriopatie periferiche, aterosclerosi, artrite reumatoide, artrosi, artriti, asma, cardiopatia ischemica, cefalee vascolari e muscolo-tensive, coliti, coxartrosi, demenza senile/ morbo di Parkinson, dolore cervicale e lombare, dolore cronico, dolore post operatorio, ernia del disco, fibromialgia, gonartrosi, infezioni da helicobacter pylori ,herpes simplex e zoster, infezioni antibiotico-resistenti, insufficienza venosa, lombosciatalgia, maculopatia degenerativa, psoriasi, recupero post infarto ed ictus, reumatismo articolare, rinite allergica, sclerosi multipla, sindrome da fatica cronica, ulcere arti inferiori.

In conclusione, l’ossigeno-ozono terapia rappresenta un valido strumento terapeutico ( naturale) per numerose patologie, non presenta effetti collaterali e può essere somministrata contemporaneamente all’assunzione della terapia farmacologica potenziandone l’efficacia e riducendone gli effetti collaterali.

COVID-19 E CUORE

COVID-19 E CUORE

E’ passato quasi un anno da quando il Covid-19 è stato dichiarato pandemia dall’Organizzazione Mondiale della sanità e ad oggi i soggetti contagiati sono stimati in oltre 100 milioni ( su tamponi eseguiti) con oltre due milioni di morti accertati in tutto il mondo. L’infezione da SARS-Cov-2 è stata ritenuta per molti mesi una patologia di interesse prevalentemente pneumologico ( la temibilissima polmonite interstiziale), ma oggi sappiamo che si tratta di una malattia multiorgano in cui, oltre al ben noto coinvolgimento polmonare, sono presenti danni a livello vascolare, cardiaco, renale, neurologico, epatico ed ematologico.

La porta d’ingresso del Coronavirus nelle nostre cellule sappiamo essere il recettore ACE-2 presente non solo negli pneumociti ma in numerosi altri tessuti, tra cui spicca il miocardio ( muscolo cardiaco) che presenta un’alta espressione di recettori ACE-2.

Le precedenti epidemie da Coronavirus SARS ( 2002- 2004) e MERS ( 2012-2014), presentavano un tropismo nettamente inferiore per i recettori ACE-2, il che probabilmente giustifica il motivo del numero così elevato di contagi nel Covid-19 e la presenza così diffusa di particelle virali nelle cellule cardiache dei pazienti deceduti.

I meccanismi tramite i quali l’infezione da SARS-Cov-2 può danneggiare il cuore sono di tipo sia diretto che indiretto.

Il meccanismo di tipo diretto è dovuto alla straordinaria capacità del SARS-Cov-2 di infettare le cellule cardiache, con danno irreversibile sulle fibre contrattili che garantiscono la funzionalità di pompa del cuore e conseguente disfunzione dell’organo.

Il danno indiretto è invece dovuto alla penetrazione del virus nelle cellule endoteliali delle arterie e delle vene del cuore ( e di altri molteplici letti vascolari), con una risposta immunitaria secondaria dell’organo infetto e delle cellule dei vasi ( endotelite) che determina uno stato infiammatorio generalizzato . Altri meccanismi indiretti tramite cui il Coronavirus provoca alterazioni a livello del sistema cardiovascolare sono dati dall’alterazione del sistema regolatorio della pressione arteriosa ( renina-angiotensina-aldosterone) con conseguente stato ipertensivo e dalla risposta infiammatoria che coinvolge piastrine e globuli bianchi con aumento del rilascio di citochine che determinano uno stato protrombotico; nelle autopsie dei pazienti deceduti per Covid-19 è stata infatti riscontrata la frequentissima presenza di trombi sia nei grandi vasi che a livello della microcircolazione.

A livello clinico le manifestazioni del danno cardiovascolare sono molteplici, dal danno diretto alle cellule miocardiche con lesioni di grado variabile ad uno stato di vero e proprio shock cardiogeno ( difficoltà nel pompare sangue in sufficienza). La miocardite rappresenta un’infiammazione diffusa del cuore che può arrivare ad interessare tutte le strutture cardiache ( pancardite) tra cui il rivestimento esterno ( pericardite).

Il coinvolgimento delle cellule del miocardio porta, inoltre, al rischio di sviluppare alterazioni del ritmo cardiaco con episodi di fibrillazione atriale ( molto frequente), blocchi della conduzione elettrica ed aritmie ventricolari maligne che possono portare all’arresto cardiocircolatorio.

Un’altra patologia cardiaca che ha mostrato un netto aumento nei pazienti affetti da Covid-19 è la Sindrome di Takotsubo, detta anche cardiomiopatia da stress, in cui il cuore assume improvvisamente una forma alterata con dilatazione e ridotta capacità contrattile, fino ad arrivare in alcuni casi ad una situazione di scompenso cardiaco. Un’ulteriore manifestazione che si è osservata in alcuni pazienti affetti da Covid-19 è la presenza di aneurismi multipli a carico delle arterie coronarie, con aumento del rischio di ischemia cardiaca.

Ovviamente i pazienti che presentano al momento del contagio da SARS-Cov-2 patologie cardiovascolari preesistenti, l’incidenza di tali complicanze cardiache è maggiore, ma è pur vero che un interessamento cardiaco di vario grado è stato osservato anche in pazienti che non presentavano fattori di rischio cardiovascolare. In un recente studio pubblicato sul JAMA (Journal of American Medical Association) in un gruppo di 100 pazienti guariti da Covid-19, 78 avevano anomalie cardiache, tra cui 12 su 18 pazienti asintomatici e 60 avevano un’infiammazione del miocardio in corso. In un altro importante studio la maggior parte di 1200 pazienti positivi per il Coronavirus presentava alterazioni all’ecococardiogramma colordoppler.

Questi dati ci suggeriscono che il coinvolgimento cardiaco è superiore a quello stimato e che può interessare anche i pazienti asintomatici o che hanno avuto un decorso moderato della malattia.

Un altro dato che deve far riflettere è quello relativo al coinvolgimento cardiaco in atleti affetti da Covid-19, che nella stragrande maggioranza dei casi presentano una forma molto lieve di malattia.

Per concludere, il Covid-19 deve essere ritenuta una malattia multiorgano in cui il coinvolgimento cardiovascolare rappresenta una temibile e frequente manifestazione. I pazienti che presentano patologie cardiache pregresse devono essere monitorati con particolare attenzione e deve essere instaurato uno stretto controllo dei parametri cardiaci con adeguato supporto farmacologico, ma non bisogna incorrere nell’errore di sottovalutare il possibile interessamento cardiovascolare anche nelle forme lievi o asintomatiche della malattia. Vi è indicazione ad una visita cardiologica con Elettrocardiogramma ed Ecocardiogramma colordoppler, oltre alle specifiche analisi di laboratorio, in tutti i pazienti affetti da Covid-19 a prescindere dalla gravità della sintomatologia, anche nella fase successiva alla negativizzazione del tampone, in quanto si è visto che il danno da SARS-Cov-2 tende a protrarsi nel tempo ed è necessario scongiurare problematiche misconosciute a carico del sistema cardiovascolare.

L’importanza della cardiologia integrata

L’importanza della cardiologia integrata

Il dottor Ugo Miraglia, cardiologo, ci spiega i vantaggi di un approccio olistico nella cura delle malattie cardiovascolari

La cardiologia è, per definizione, quella branca della medicina che si occupa dello studio, della diagnosi e della cura delle malattie cardiovascolari acquisite o congenite (ovvero, presenti fin dalla nascita). E’ il cardiologo ad occuparsi, oltre che della diagnosi, anche del trattamento e della cura delle malattie che colpiscono cuore e arterie. Queste vengono genericamente raccolte sotto il termine di cardiopatie e si distinguono a seconda della sede colpita. Ictus, infarto, angina pectoris, scompenso cardiaco, arresto cardiaco, aneurisma, trombosi, embolia polmonare sono solo alcune delle patologie più note e, purtroppo, più frequenti considerato che proprio le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari sono tra le principali cause di morbosità, invalidità e mortalità in Italia. Ogni anno, circa 260.000 decessi sono imputabili alle cardiopatie e, secondo una ricerca condotta dalla Società Italiana di Cardiologia, la mortalità per infarto si è addirittura triplicata durante l’emergenza Covid passando al 13.7% dal 4.1% nello stesso periodo dello scorso anno. Le malattie cardiovascolari sono in gran parte prevenibili, in quanto riconoscono, accanto a fattori di rischio non modificabili (età, sesso e familiarità), anche fattori modificabili perché legati a comportamenti e stili di vita scorretti (fumo, consumo di alcol, scorretta alimentazione, sedentarietà). Ed è proprio su questo approccio preventivo che si basa la cardiologia integrata. E’ il dottore Ugo Miraglia, cardiologo, angiologo ed esperto in diagnostica ultrasonografica, ad aiutarci a capire meglio di cosa si tratta.

Cardiologia integrata: cos’è?

Con l’espressione cardiologia integrata si fa riferimento ad un nuovo approccio nell’inquadramento e nella cura delle malattie cardiovascolari. “La “classica” impostazione che prende in esame esclusivamente l’organo interessato dalla malattia – spiega il dottor Miraglia – è sostituita da una strategia medica in cui l’organismo viene considerato nel suo insieme e non nel particolare, con una valutazione olistica della patologia”. Ovvero: al centro della cura non vi è il solo organo o apparato, ma l’essere umano nella sua totalità. Per tale motivo, quindi, la medicina (in generale, e la cardiologia in particolare) integrata si avvale non solo delle conoscenze della medicina allopatica ma anche delle discipline legate alla medicina tradizionale e naturale, alla medicina ortomoloecolare ed all’integrazione funzionale. Possiamo individuare due momenti nella cardiologia integrata:

  • Valutazione globale della persona, che avviene raccogliendo informazioni sulle sue problematiche, sul suo background clinico, sul suo contesto socio-familiare-lavorativo e infine sul suo assetto emozionale-psicologico. Un’accurata visita specialistica, corredata dagli esami diagnostici del caso ( strumentali e di laboratorio), ci consente di inquadrare in modo globale lo stato di salute della persona.

  • Proposta terapeutica, che conseguentemente tiene conto di tutte le considerazioni fatte sulle precedenti informazioni, sia dal punto di vista diagnostico che da quello terapeutico.

Cardiologia integrata: i punti cardine

Appurato che la cardiologia integrata si basa su un approccio psicodinamico al paziente – dalla cura della sua alimentazione e del suo stile di vita alla prevenzione di quei “fattori di rischio” che nel tempo potrebbero portare a malattie di diversa natura – va da sé che i suoi punti cardine sono rappresentati dalle discipline che consentono la capacità di studiare e di regolare il funzionamento del sistema cardiovascolare, curando le sue patologie in relazione ai meccanismi biologici dell’intero organismo ed alle alterazioni degli stessi. “Mentre l’approccio nutrizionale – spiega ancora il dottor Miraglia – ci consente di individuare eventuali errori o mancanze nelle nostre abitudini alimentari, l’integrazione funzionale permette di fornire all’organismo i micronutrienti necessari a compensare eventuali disfunzioni a livello metabolico che determinano fenomeni ossidativi e/o infiammatori, spesso alla base delle patologie cardiovascolari. Di fondamentale importanza, poi, sono l’impostazione di un’attività fisica adeguata alle esigenze del paziente, tramite programmi personalizzati seguiti da personale specializzato e l’approccio PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia) in cui l’intervento psicologico ha mostrato si ripercussioni terapeutiche sui meccanismi organici alterati, e viceversa. Infine, anche l’ozonoterapia gioca il suo ruolo all’interno della cardiologia integrata, sfruttando le particolari proprietà chimiche di un gas naturale dalle molteplici qualità curative, utile sia in fase di prevenzione che di cura.”

Cardiologia integrata e antiaging

Al concetto di cardiologia integrata si può affiancare quello di medicina antiaging, ovvero quella medicina che si occupa di prevenire danni e conseguenze dell’invecchiamento, non solo a livello estetico, ma anche a livello dei tessuti e organi interni. “La visione olistica della cardiologia integrata – conclude il dottor Miraglia – consente di agire sui fattori caratteristici dell’invecchiamento cellulare, responsabili non solo delle patologie acute ma anche di quelle croniche, i cui meccanismi patogenetici sono alla base della senescenza. L’ossidazione cellulare e l’infiammazione cronica sono i meccanismi principali tramite cui le cellule invecchiano e la cardiologia integrata interviene in maniera significativa nel combattere tali problematiche”.

Covid-19 e Sistema Immunitario

Come rafforzare in maniera naturale il nostro sistema immunitario contro il COVID-19

La ripresa del Covid-19 in tutt’Europa pone nuovamente una serie di interrogativi di pubblico interesse riguardanti l’implementazione dietetica di sostanze naturali (micronutrienti) atte a potenziare la nostra risposta immunitaria, principale baluardo dell’ organismo contro le infezioni virali.

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